Protesi dell’anca

La protesi d’anca consiste nella sostituzione della testa femorale e dell’acetabolo con componenti protesiche di forma e dimensione idonea.

Tipi di protesi

Esistono vari modelli di protesi d’anca, che differiscono per la quantità di osso che viene sostituito a livello femorale:

– Protesi convenzionali: viene sostituito interamente il collo e la testa del femore tramite impianto di uno stelo protesico nella metafisi femorale.

– Protesi a conservazione del collo: viene sostituita la testa femorale conservando il collo. In questi casi lo stelo femorale è di dimensioni ridotte e si alloggia nel collo femorale. Rispetto agli steli convenzionali hanno il vantaggio di conservare una maggiore quantità di osso, di facilitare un eventuale reintervento in caso di necessità di sostituire la protesi, e di rendere la sensazione di un’anca simile a quella normale.

– Protesi di rivestimento: viene semplicemente rivestita la testa femorale con una capsula. Questo modello protesico viene oggi utilizzato raramente in quanto richiede un accoppiamento metallo-metallo che può dare problemi legati al rilascio di ioni metallici.

Tribologia

Le protesi d’anca sono quindi costituite da una componente femorale e da una acetabolare che si articolano una sull’altra. Le superfici articolari devono essere tali da consentire il movimento minimizzando gli attriti e il consumo. Esistono diversi accoppiamenti relativi ai materiali delle superfici:

– Metallo-polietilene: è l’accoppiamento più comune ma anche quello di minore durata. Pertanto non è adatto alla protesizzazione nel giovane, a meno di casi particolari.

– Ceramica-metallo: è un accoppiamento che garantisce una buona durata senza costi eccessivi.

– Ceramica-ceramica: garantisce un tasso di usura molto basso, ed è pertanto da preferirsi nei giovani. Ha lo svantaggio di essere costoso e di richiedere una protesi perfettamente posizionata, in quanto la ceramica può rompersi in caso di sovraccarico localizzato.

– Oxinium-polietilene: è un accoppiamento di nuova concezione, con tassi di usura bassissimi, che garantisce una durata massimale, tanto che ancora non se ne conosce la durata massima.

Accessi chirurgici

– Accesso laterale diretto: l’accesso richiede il distacco parziale del medio gluteo, che viene successivamente reinserito al grande trocantere.

– Accesso antero-laterale mini-invasivo: non richiede alcuna sezione muscolare, sfruttando l’intervallo tra medio gluteo e tensore della fascia lata. In caso di difficoltà può essere facilmente convertito in accesso laterale diretto. I vantaggi comprendono la minor perdita ematica e la riabilitazione più rapida.

– Accesso anteriore: sfrutta l’intervallo tra tensore della fascia lata e sartorio. La difficoltà maggiore consiste nell’esposizione del femore. Inoltre richiede la legatura dei vasi circonflessi laterali del femore. Si può eseguire attraverso un’incisione cutanea trasversale lungo la piega inguinale, con notevole vantaggio estetico.

– Accesso postero-laterale: richiede la sezione dei muscoli extra-rotatori brevi. Questo tipo di accesso è gravato da un’alta incidenza di lussazione protesica.

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